Yuza 的个人资料Il mio Giardino Zen照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
|
4月28日 Giorno 11: Martedì 28-04-09 – … del Mercato del Pesce, di Asakusa e della Prima Giornata di Shopping SelvaggioLa sveglia stamani, per me e pochi altri intrepidi, era fissata alle 5.00 della mattina nel tentativo di riuscire a visitare il mercato del pesce mentre era in pieno svolgimento.
Il Mercato Tsukiji è il più grande mercato del pesce del paese, ogni mattina transitano Avvicinandomi al mercato a bordo Dopo aver assistito alla Mi aspettavo di trovare un sacco di baccano e confusione invece non c’era nessuno che
Dopo una breve pausa ristoratrice in ryokan ho necessariamente dovuto dare ascolto all’urgenza che l’avvicinarsi della fine della vacanza faceva sentire sempre più pressante: l’acquisto di ricordini da portare ai parenti e amici rimasti a casa. L’indicazione di Simonetta è stata decisiva: il Japan Bazar di Omotesando era la soluzione ad ogni mio problema. Reclutato senza troppa fatica Mirko (altro shopping victims messo anche peggio del sottoscritto) ci buttiamo in quello che sarebbe stato il nostro primo giorno completamente liberi dal programma. La perlustrazione delle strade di Tokyo in cerca di regalie è stata divertentissima, ce la siamo cavata alla grande: io prendevo il controllo degli incroci e degli scambi della metropolitana, lui mi aiutava nell’orientamento in superficie… in pratica in due eravamo perfettamente autosufficienti. Al Japan Bazar ho finalmente trovato le calamite da frigo che cercavo dal primo giorno di vacanza, ho comprato yukata praticamente per tutta la famiglia e ricordini vari per un totale di Yen che superava abbondantissimamente il budget previsto…. ma d’altra parte mica potevo tornare in Italia con le tasche piene di valuta straniera? :P Subito di fianco al luogo del misfatto abbiamo ritrovato Kiddy Land (ricordate il negozio pieno di scemenze kawaii?). Ovviamente Mirko ci si è lanciato e io… ho fatto acquisti anche li… il fagiolino da schiacciare con la faccia sorridente è un MUST assoluto (vedi foto). Dopo un pranzo poco costoso e buonissimo (e con i camerieri ancora più gentili del già alto standard nipponico) consumato in compagnia di Silvia e Stefano (ritrovati in quel del Japan Bazar) abbiamo nuovamente fatto una piccola pausa in ryokan prima di ripartire per l’ultima escursione della giornata. La destinazione fissata era Asakusa alla ricerca delle bancarelle di artigianato per la casa. Anche per questo giro Mirko mi è stato degno compare. Arriviamo nel quartiere Una sterminata strada piena da ogni lato di bancarelle che vendevano tantissimi gadget tutti in stile Edo (e proprio per questo affascinantissimi): kimono, bambole di pezza, soprammobili, hashi e gli immancabili biscotti all’azuki… Devo specificarlo che anche da qui mi son portato a casa qualche ricordino? Visitato dall’esterno il tempio (visto che era momentaneamente A quel punto, non c’era altro da fare che ripercorrere tutta la strada fatta nel senso contrario. Ovviamente la cosa è stata più facile a dirsi che a farsi così, da perfetti turisti, ci siamo dovuti appellare (per ben due volte) alla gentilezza di un tipico poliziotto di quartiere (si, si, stanno proprio in dei piccoli ufficetti lungo le strade, come nei cartoon) in cerca di indicazioni più chiare. La mia prima giornata free è trascorsa così: in giro per shopping a spendere yen senza ritegno, ridendo come pazzi e consolidando un po’ l’amicizia con gli altri ragazzi del JapanForever Tour… … Mi stò davvero divertendo da pazzi qui!!! :P 4月27日 Giorno 10: Lunedì 27-04-09 – … dello Studio Ghibli, del mio nervoso e dell’isola artificiale di OdaibaStamani, come spesso è accaduto durante questo viaggio, il tempo era misterioso e imperscrutabile: impossibile sapere che sorte ci sarebbe toccata. Decido così per una comoda maglia a manica corta e per sicurezza infilo nello zaino pure la felpa… (azione questa che alla fine è stata la mia salvezza).
Saltiamo sul treno e in meno di un’ora siamo a destinazione. Sinceramente non ho mai amato molto le opere di Miyazaki, forse per l’aria sognante e favolistica di cui sono permeate, senza dubbio però ne riconosco il valore e l’estrema importanza che si sono guadagnate nel mondo dell’animazione giapponese. Una volta entrato rimango immediatamente un po’ deluso: il museo ha come target primario un’audience di bambini e che anche le dimensioni dell’edificio e le sale da visitare non sono poi così enormi. Ritiro comunque il biglietto (tra l’altro gentilmente offerto dall’organizzazione del tour) e tutti assieme ci incanaliamo in una fila guidata da gentilissime hostess. Giunto il nostro turno veniamo accompagnati all’interno di un piccolo cinema privato dove ho la prima piacevolissima sorpresa: si spengono le luci e inizia la proiezione di un cortometraggio inedito e speciale con i personaggi più amati delle opere di Miyazaki. Come ogni volta, la mia proverbiale diffidenza nei confronti delle opere di questo autore si sgretola davanti alla cura e alla dolcezza dei film prodotti. Il film, benchè doppiato in giapponese, è dolcissimo, curato e sognante… nel tipico stile Ghibli, in pratica bellissimo. Finita la proiezione avrei voluto teletrasportarmi davanti al mio megaschermo domestico per godermi la visione di Totoro… (che volete farci, son fatto così: mi basta poco per commuovermi :P) Uscito dalla sala di proiezione ero nel perfetto stato d’animo per apprezzare le piccole cose raccolte nel museo. Storyboard, ricostruzioni di stanze dove vengono create le storie, statue a grandezza naturale dei personaggi degli anime, macchinari strani che permettono di ricreare l’animazione… insomma una piccola gioia di museo :D Al piano più alto poi, c’è stato il mio personale tracollo. Il negozietto di gadget e ricordini ha dato il colpo di grazia ad ogni mio ritegno e il mio portafoglio ricorderà questo giorno come il primo vero salasso di questa vacanza. :P Una volta radunati nuovamente tutti (con l’esclusione di Samuel che va sempre recuperato per ultimo!!!) ripartiamo alla volta di Nakano dove era prevista la visita al più grande Mandarake del Giappone. L’idea era fantastica, peccato che la realizzazione lo sia stata molto meno. Quando mi son reso conto che il progetto era di pranzare e visionare il luogo in solo un’ora mi sono girati vorticosamente i “cosiddetti”… A conti fatti un’ora era assolutamente insufficiente per chi era davvero interessato ad un Mandarake suddiviso in TRE piani, mentre diventava un’enormità di tempo sprecato per chi non era interessato all’argomento… continuo a pensare che avremmo potuto saltare del tutto la fermata e che chi voleva avrebbe potuto recuperarla con calma in seguito. Con un po’ di nervoso addosso decido di separarmi dal gruppo e pranzare velocissimamente con un BigMac (scoprendo che i Giapponesi sono l’unico popolo ad aver piegato una multinazionale come McDonalds ai propri desideri… avete mai assaggiato un McFlurry al thè verde? Bhè qui sarebbe stato possibile :P) per poi ripartire immediatamente nel tentativo di visitare al meglio Mandarake. Fortunatamente questa sede di Mandarake non era poi così entusiasmante come mi aspettavo. Certo, i tre piani erano stracolmi di negozietti di fumetti e gadget usati ma, vuoi il caos, vuoi la disposizione poco organizzata degli oggetti in vendita, rendevano la ricerca e l’eventuale acquisto troppo complesso. Alla fine la scarna ora che mi era stata concessa è risultata sufficiente, anzi… quasi troppo lunga :P
Odaiba è una futuristica isola artificiale costruita su un’area bonificata della baia di Tokyo. Tutta la struttura dell’isola e gli edifici stessi, visitandoli, finiscono per restituire una sensazione di freddezza, di alienazione tipica delle rappresentazioni di fantascienza tanto care ai fruitori di anime e manga come me. Ogni volta mi aspettavo di veder saltar fuori da dietro un palazzo un Mostro Meccanico o magari Godzilla che sputava fuoco!!! Per raggiungere l’isola saliamo su una comodissima e futuristica monorotaia che fortunatamente ci consente di dare uno sguardo più approfondito all’isola. Palazzi enormi e scintillanti si stagliano davanti a noi su cielo plumbeo e scuro… amplificando ancora di più la sensazione di disagio e di “ferro e metallo” di cui parlavo poco prima.
La visita dell’isola alla fine viene compromessa da un vento freddo e tagliente (combattuto prontamente con la mia fida felpa) che ci accoglie una volta usciti dalla monorotaia.
L’unico modo per rendere l’idea è mettere qualche foto… Dopo un’ulteriore pausa in un mega-gigante grande magazzino letteralmente svaligiato da Michele di tutti gatti portafortuna in esposizione, siamo tornati verso la ryokan. Questa stramba giornata però non poteva che concludersi con una cena altrettanto particolare… Eravamo in cerca di qualcosa di sostanzioso (e magari fritto) da mangiare, quando ci imbattiamo in quello che ci descrivono come un simil shabu-shabu (chi non ricorda cosa sia, legga il post precedente) ma fatto con carne di pollo… così pronti alla sfida decidiamo di entrare. L’ambiente ricordava molto più un pub che un ristorante e gli avventori erano solo uomini in giacca e cravatta (evidentemente appena usciti dal lavoro). Grazie alla solerte Sawako riusciamo ad ordinare qualcosa e ci mettiamo in attesa di essere serviti. Come allo shabu-shabu arriva un fornelletto, un tegame e…. quando però apriamo la carne scopriamo (non senza un po’ di raccapriccio) che la portata unica era costituita da fegato, cuore e qualche altro pezzo del pollo tagliato in malo modo. Mi sarei dileguato all’istante, ma ormai eravamo lì e inoltre la nostra accompagnatrice era stata così gentile da rimanere con noi così (anche per non offenderla) così ci siamo fatti forza e abbiamo mangiato… Non è stata la cena migliore che abbia mai fatto… anzi (e vi risparmio le foto per questa volta), possiamo dire però che almeno abbiamo scoperto (e perciò sappiamo cosa evitare) un altro modo di fare shabu-shabu :P Ps. Una volta rientrato in camera ovviamente mi son fatto fuori una confezione di kit-kat al cappuccino e una tazza di the caldo nel vano tentativo di rimuovere il sapore e anche il ricordo della cena :P A domani (speriamo vada meglio, almeno a cena), sayonaraaaaa ;D 4月26日 Giorno 9: Domenica 26/04/09 – … dei negozi di Omotesando, delle ragazze di Harajuku e degli otaku di AkihabaraQuasi come se le mie speranze fossero state ascoltate stamani mi sono svegliato senza mal di testa, fresco e riposato su una Tokyo riscaldata da un tiepido sole primaverile; l’ideale per incamminarci alla scoperta di nuovi quartieri di questa immensa città.
In mezzo a tutti questi negozioni di moda però il mio animo da otaku è stato calamitato da un posto in particolare: il KiddyLand. Sette piani di gadget, pupazzi, games e giocattoli, tutti coloratissimi, tutti morbidissimi, tutti così KAWAI (come si dice qui) che ho dovuto farmi violenza per non portarmi a casa mezzo mondo… Ovviamente il risultato di questa azione violenta non ha ottenuto i risultati sperati e… ho finito per comprare un po’ di cavolate… ma non rivelerò mai cosa… ;P Uscendo da KiddyLand (un vero luogo di perdizione per il
Un pò deluso, decido di incamminarmi verso il santuario più bello di tutta Tokyo: il Meiji-Jingu situato a pochi passi dalla piazzetta dove ci trovavamo. E’ incredibile come a pochi passi da tutta questa mondanità fatta di moda e consumismo, semplicemente attraversando un torii, tutto il caos della vita moderna sembri quasi scomparire e diventi possibile immergersi in tutt’altra atmosfera, molto più meditativa, molto più intima e raccolta.
Queste sensazioni sono quelle che andavo cercando in questo viaggio e sono felice di averle trovate.
Dopo essersi purificati con il rito del lavaggio delle mani e della bocca (come in tutti i santuari shintoisti) possiamo entrare. Il santuario è enorme e bellissimo, si respira davvero un’aria mistica e anche tutti i turisti e i visitatori che sono li con noi mantengono un rispettoso contegno.
Immerso in questi pensieri e perso nel tentare di riportare tutto La fortuna ha voluto che proprio oggi si celebrassero in questo santuario ben 2 matrimoni shintoisti. E’ stata una fortuna incredibile poter ammirare gli abiti tipici e la solennità dei partecipanti, la precisione di tutti coloro che lavoravano intorno agli sposi per far si che tutto fosse perfetto. Tutto molto bello e caratteristico… anche se a me tutta questa precisione è parsa un po’ troppo impegnativa e mi è sembrato che facesse perdere un po’ della vera gioia e della spontaneità che trovo bello vedere in un matrimonio… Ma d’altra parte io continuo a guardare il mondo con i mei occhi da occidentale :PPP Nel pomeriggio abbiamo ancora una volta cambiato genere e atmosfera e ci siamo infilati con tutte le scarpe nel quartiere della tecnologia e dei manga: la mitica Hakihabara! … e qui ho davvero iniziato a perdere il controllo… :P
Hakihabara è davvero un caos completo: una fiumana di persone si riversano dentro e fuori di questi altissimi e strettissimi magazzini ricolmi di fumetti. Una delle cose che mi ha più colpito è stato il fatto che tutti questi negozi sono relativamente piccoli, una stanza o poco più e si sviluppano solo in verticale… l’altezza minima è di 7 piani tutti divisi per argomento. Facile capire che alla fine del pomeriggio, quando è arrivata l’ora di rientrare, non ci eravamo spostati tantissimo dal primo negozio che avevamo visitato… eravamo arrivati solo un paio di negozi più avanti… in compenso però, avevamo macinato un sacco di chilometri in VERTICALE salendo scale infinite :P Alla fine ero stravolto… ma assolutamente appagato! (anche se mi son ripromesso nei prossimi giorni una nuova visita più mirata in questo mega-paese dei balocchi) Dopo l’abituale doccia e bagno siamo usciti di nuovo alal ricerca di una cena. Questa volta ci siamo regalati per meno di 2000 yen una cena di Shabu-Shabu (a tempo). In pratica per circa due ore ci hanno servito di continuo tutto il necessario per cucinare questa specie di bourguoignonne fatta alla maniera giapponese. Ingredienti: carne di maiale e di vitella tagliata sottilissima, verdure varie, funghi, spaghetti di soia, salse e una bacinella riscaldata costantemente contenente del brodo (se invece ci fosse stato del brodo con salsa di soia sarebbe stato Sukiyaki :P). Praparazione: scaldate il brodo e tenetelo sempre molto caldo, buttate dentro tutto quello che vi aggrada e una per volta le fettine di carne, si cuoceranno in pochi secondi, recuperatele e dopo una veloce passata nella salsa… Itadakimasu (buon appetito in giapponese!!) :P Metto anche un video esplicativo… sia mai che vi venga voglia di provare (vi assicuro che è OTTIMA e anche molto divertente) :P
Ps. abbiamo fatto chiusura e credo che con la nostra voracità abbiamo anche pesantemente intaccato le scorte alimentari del locale! :P E’ stato fantastico!!
Sayonara :D 4月25日 Giorno 8: Sabato 25/04/09 – … dell’Edo-Tokyo Museum, della pioggia vera e di quella di mangaLa giornata di oggi si apre con una pioggia forte e incessante che rende complicato qualsiasi spostamento e mette in “forse” tutto il programma odierno.
Il programma di oggi ovviamente diventava piuttosto arduo da seguire (visto che tra le altre cose prevedeva una visita alle bancarelle all’aperto di Asakusa), ma, armati di ombrelli e impermeabili, decidiamo lo stesso di provare a seguirlo alla lettera. Fortunatamente la prima tappa di oggi prevedeva una visita all’Edo-Tokyo Museum (di conseguenza a CHIUSO), una imponente costruzione che raccoglie testimonianze e informazioni sul periodo Edo e sul periodo Meiji della storia di Tokyo. La visita del museo è stata affascinante, interessante e suggestiva. C’erano ricostruiti gli interni delle case dei tempi passati, plastici e modellini dei palazzi imperiali, abiti, monili e accessori dei vari periodi… insomma entrare nel museo è stato come ripercorrere in una mattinata la storia di questa affascinante metropoli. A far contento il mio animo da Otaku, nel museo abbiamo avuto la fortuna di trovare una mostra temporanea dedicata al maestro Osamu Tezuka (autore tra gli altri di Astro Boy, Black Jack e La Principessa Zaffiro). Ovviamente non ho avuto dubbi e ho deciso di non perderla per nulla al mondo, peccato solo che per tutta la mostra i cartelli e le indicazioni erano quasi esclusivamente in giapponese, cosa che mi ha impedito di apprezzare appieno la visione delle tavole autografe dell’autore.
Probabilmente la differenza tra il freddo della pioggia e il caldo dei ramen han fatto si che subito dopo pranzo mi scoppiasse un discreto mal di testa, prontamente tamponato con una tachipirina d’emergenza. Il programma del giorno a questo punto prevedeva la visita alle bancarelle all’aperto di Asakusa, cosa che a me e a qualcuno degli altri è sembrata una cosa improponibile visto la pioggia incessante. Unica soluzione proponibile è stata quella di separarci in due gruppi: qualcuno ha seguito alla lettere il programma mentre io e qualcun’altro abbiamo deviato verso Shibuya in cerca di una delle tre sedi di Mandarake. Mandarake (per i meno informati) è la mecca degli appassionati di manga e anime del sol levante. Una catena di negozi dove, tra nuovo e usato, si trova praticamente tutto ciò che riguarda i fumetti e l’animazione giapponese… e a questo punto… il mio animo otaku ha preso il sopravvento!! Così, per la prima volta senza accompagnatori, ci siamo avventurati da soli in giro per la metropoli alla ricerca di questo fantomatico Mandarake. Muoversi con la metrò (ovviamente) non è stato complicato, già un pò più complesso è stato capire, una volta usciti, quale delle mille uscite imboccare, ma superato anche questo impasse tutto è scorso facilmente. Impagabili i sempre più gentili abitanti di Tokyo i quali (anche se inizialmente un po’ diffidenti e preoccupati) ci hanno letteralmente accompagnato davanti all’entrata di Mandarake sotto la pioggia scrosciante. Il Mandarake di Shibuya è fantastico: innanzitutto si devono scendere almeno 6 rampe di scale nel sottosuolo arrivati al termine delle quali si spalanca davanti a noi una serie ininterrotta di scaffali stracolmi di manga, dvd, modellini, cd e abiti da cosplay… da perderci la testa. Ovviamente era impossibile per me uscire da quel paradiso terrestre senza portarmi a casa qualcosa, così, dopo attenta consultazione, mi son comprato un paio di bellissimi libri di illustrazioni a prezzi dimezzati rispetto all’Italia… questi si che sono affari. La pioggia intanto non accennava a diminuire così decidiamo di rincasare in modo da prepararsi per la famosa Cena con i Giapponesi prevista per le 19.30. La cena è stata simpatica, niente di più: un buffet allegro dove un gruppo di italiani cercavano il modo migliore per comunicare con gli indigeni del luogo. Personalmente mi sono divertito abbastanza ma ero ben lontano dalla crisi di identità che ho rilevato in alcuni dei miei compagni viaggiatori… (ogni riferimento è assolutamente voluto) :P Dopo cena ci siamo spostati (quasi tutti) in un locale di Karaoke (passatempo molto in voga nella terra del sol levante) dove per “soli” 3000 Yen a testa (notare che di regola noi ceniamo con circa 1000 yen) abbiamo bevuto una birra e abbiamo cantato un po’… rabbrividendo per le orribili interpretazioni. Il punto più alto della serata è stato quanto tutti in coro (noi italiani) abbiamo intonato la sigla italiana di Jeeg e di Mazinga Z con la base musicale nipponica (identica a quella italiana, ovviamente). Shibuya di notte è davvero un gran caos, ci sono milioni di persone in giro per strada, tutti agghindati in modo incredibile e con capigliature al limite dell’assurdo… ma sinceramente è affascinante vedere tutto quella “vita”… :P Usciti dal locale di karaoke però ci siamo dovuti sbrigare per tentare di prendere l’ultimo treno della notte per rientrare in ryokan. Anche questa lunga giornata, nonostante il meteo avverso, è stata bella e interessante…. mi auguro solo che il mio mal di testa passi nella notte visto che domani mi aspetta Harajuku, Omotesando e soprattutto… Akihabara, il quartiere della tecnologia!!!! Fatemi un in bocca al lupo!!! :P Mata ne! 4月24日 Giorno 7: Venerdì 24/04/09 – … del trasferimento, di Shinjuku e del bagno in comuneSenza quasi accorgermene sono già a metà della mia vacanza e questo comporta il trasferimento da Kyoko (antica capitale imperiale tra il 794 e il 1868) alla moderna Tokyo. Onestamente ho amato molto Kyoto con i suoi templi, con la sua vita relativamente tranquilla, con il suo verde e i suoi spazi ampi, ma sono davvero curioso di scoprire qualcosa di più della moderna Tokyo, la capitale odierna, luogo pieno di vita, di gente e di luci al neon… Con il solito Shinkansen in meno di 3 ore ci trasferiamo nella nuova sistemazione a Tokyo a 530 km di distanza dalla vecchia ryokan e veniamo ancora una volta accolti in modo splendido. Lasciamo, come di consueto, le scarpe all’ingresso e con le ciabatte da casa veniamo fatti accomodare in una grande stanza con un tavolo e grandi cuscini rossi dove ci inginocchiamo per registrarci e trovare le nostre stanze. La ryokan questa volta è molto grande e ospita, oltre al nostro tour, anche un gruppo di atleti francesi dediti all’Akido. Al principio questa novità ci disturba un po’: ormai siamo abituati ad essere unici ospiti della casa e il pensiero di dover condividere gli spazi comuni con altre persone che non facciano parte del nostro gruppo ci agita un po’. Oltre a questo, l’idea di dover condividere anche il bagno con gente sconosciuta fa serpeggiare in noi il malcontento generale. Il problema comunque non è immediato così ci occupiamo dell’assegnazione dei compagni di stanza. Quasi fossimo stati già d’accordo l’assegnazione dei letti rimane invariata così veniamo accompagnati alle relative stanze.
Sbagliando completamente abbigliamento esco di casa senza giubbotto e con addosso solo una maglia a manica lunga
Insomma anche in gelateria è tutto perfettamente organizzato… comodo ma anche un po’ spaventoso, no?
Incredibile come la vista che si gode dalle enormi vetrate che si affacciano da quell’altezza sulla città sottostante. Metto qui di fianco qualche foto per tentare di rendere almeno un po’ l’idea di enormità che si può godere da quassù. Comprato qualche ricordino e scattato qualche foto, proseguiamo il giro nella zona rimanente di Shinjuku quella dedicata agli affari “molto meno burocratici”: la zona a luci rosse. In men che non si dica i giganteschi grattacieli e l’asettica Da buoni maschi italiani, presi dalla curiosità abbiamo fatto incetta di questi “cataloghi” rimanendone al quanto delusi quando, una volta aperti ci siamo trovati davanti a qualche viso e una serie di dettagli ovviamente scritti in giapponese stretto… :P Ben ci stà :P Ormai la stanchezza cominciava a farsi sentire così abbiamo ripreso la metro e non senza qualche incertezza sulla direzione, siamo tornati verso la ryokan. La cena a base di un ottimo e piccantissimo ramen l’abbiamo consumata in un piccolo locale (costituito da un solo bancone) vicino alla ryokan. …. mi son dimenticato di una cosa… non vi ho ancora parlato del bagno in comune!!! In pratica finalmente abbiamo potuto provare il “famoso bagno in comune” tipico delle onsen giapponesi. Sinceramente partendo ero molto incuriosito da questa usanza ma una volta arrivato a Kyoto e scoperto che avevo la doccia in camera non me n’ero più molto preoccupato… anzi, ero quasi sollevato. Adesso che siamo a Tokyo e che l’unico modo per lavarsi è appunto usare il bagno in comune tutti noi abbiamo dovuto far fronte a questo cambiamento. Una volta rientrati ci siamo accordati (noi ragazzi) per sperimentare questa usanza. Ritrovatici nella saletta dello spogliatoio abbiamo iniziato a spogliarci. Chi si preoccupava dei francesi, chi non sapeva come usare il bagno, chi leggeva tutte le scritte, insomma l’imbarazzo era evidente finchè non abbiamo preso il coraggio a quattro mani e siamo entrati. Il bagno funziona così: ci si spoglia nello spogliatoio e si entra nel bagno. Si recupera uno sgabello in plastica e una bacinella e si va verso una delle cannelle al muro. Ci si bagna, ci si insapona, ci si sciacqua e solo dopo essere puliti si entra nella vasca al centro della stanza. L’acqua nella vasca è sempre molto calda e non serve per lavarsi ma per rilassarsi e togliersi la stanchezza di dosso. Una volta usciti dalla vasca, ci si sciacqua con dell’acqua fredda o fresca per riprendere tonicità. In effetti, devo ammetterlo, superato l’imbarazzo iniziale, il rito del bagno a fine giornata è diventato una piacevole abitudine, seguita poi da una bella birra fredda in compagnia degli amici del tour… … dovrò installare un bagno giapponese anche a casa mia… :D Onestamente il primo impatto con Tokyo mi ha un po’ spaventato: c’è molta confusione, molta gente, molto caos rispetto a Kyoto. Gli spazi sono più stretti, le case sono ammassate e ho paura che tutta l’atmosfera tipica giapponese che ho vissuto e amato a Kyoto venga spazzata via dalla normale vita di metropoli che potrei trovare qui… … vedremo… domani Oyasumi nasai Una notte di pioggia... a TokyoCi siamo appena trasferiti da Kyoto a Tokyo, sinceramente devo ancora abituarmi a questa nuova realtà molto più caotica e vitale. Senza dubbio anche per i prossimi 7 giorni avrò di che vedere, scoprire e imparare. Nel frattempo ho trovato un hotspot wifi, non è gratis ma registrandosi (e pagando) si può accedere al web, la banda è così poca che si trova solo inginocchiati sul corridoio, non è molto ma tanto basterà per permettermi di inviare i post scritti negli ultimi giorni e quelli che scriverò nei giorni a venire. In questo momento sono nella mia stanza, dentro al mio futon e attraverso le pareti di carta sento la pioggia cadere all'esterno nel giardino giapponese a pochi metri da me... ... Questo viaggio è davvero un bellissimo sogno... Oyasumi nasai ;P 4月23日 Giorno 6 – Giovedì 23/04/09 – …di Hiroshima, di Miyajima e del Grande Torii in mezzo al MareStamani la sveglia era puntata un’ora prima del solito visto che per effettuare il percorso odierno era necessario un primo spostamento di almeno tre ore in treno. Il risveglio, manco a dirlo, è stato traumatico ma mai quanto quello del mio vicino di letto che ha cominciato a sacramentare in un modo che ancora non avevo sentito. Comunque, con un bel the verde e una pasta al cioccolato al solito Starbucks il mondo prende subito un’altra piega. ;P Saltiamo sull’Hikari e mentre gli altri si addormentano io provo speranzoso la ricerca di un debole segnale wifi free…. Di wifi ce ne sono mille… free neanche uno. Sigh! Passo le seguenti due orette circa a scrivere i resoconti che vi siete letti fino a poco fa e in questo modo mi ritrovo rapidamente alla stazione di Hiroshima.
E’ stata un’esperienza toccante e in alcuni punti davvero straziante, una cosa è sapere le cose, un’altra è leggere, vedere e “quasi sentire” gli eventi. Sono uscito davvero scosso, tanto che mi ci è voluto un po’ per ricominciare a fare lo scemo con gli altri come al solito. Sempre a Hiroshima ho avuto la fortuna di assistere ad una manifestazione dei bambini di una scuola davanti al Children’s Peace Monument. Anche quello è stato un attimo davvero toccante: i bambini, in omaggio alla piccola Sadako (una bambina rimasta colpita dalle radiazioni della bomba atomica che credeva che se avesse fatto 1000 gru in origami [simbolo di lunga vita] sarebbe finalmente guarita) si sono raccolti davanti al monumento cantando una preghiera/canto e appendendo ad esso una raccolta di gru di origami come ad aiutare la piccola che non era riuscita nel suo intento. I bambini erano tutti attentissimi e concentrati segno anche questo di quanto la bomba abbia segnato tutto il popolo giapponese. Dopo un nuovo Okonomiyaki cucinato davanti a noi da dei cuochi simpaticissimi e allegri, dopo aver conversato con due clienti Giapponesi del locale che appena hanno scoperto che venivamo dall’Italia ci hanno tempestato di domande facendo di tutto per farci sapere che erano appena tornati da un viaggio in Italia, dopo esser riusciti ad ordinare un ulteriore e inedito Okonomiyaki Take Away per un mio amico particolarmente affamato ci siamo diretti verso l’Isola Sacra di Miyajima. Un tempo questa isola era interdetta alle persone comuni essendo considerata Isola Sacra e l’unico modo di accedervi era passando in barca attraverso il fantastico Torii arancione in mezzo al mare. La parte bassa dell’isola è un susseguirsi di ristorantini, negozietti di manifattura, ricordini di ogni tipo e genere, insomma… la parte bassa di questa splendida isola è stata trasformata in una meta di shopping e turismo nel peggior stile italiano… peccato.
Per ritrovare un pò di sacralità siamo dovuti salire un pò…. anzi MOLTO più di un pò circa 530 metri sul livello del mare! Questa è stata l’escursione più massacrante di tutto il viaggio (almeno fino ad ora): prima abbiamo preso un bus che ci ha portato fino all’attacco della funivia, scesi dalla quale siamo saliti su un’altra, scesi dalla quale…. abbiamo cominiciato a salire a piedi… per circa 20 minuti!!! Siamo arrivati davvero fino in cima… a 530 metri sul livello del mare, la punta più alta dell’isola. Oltre all’ovvia soddisfazione per il traguardo raggiunto, oltre ad aver suonato la campana più alta dell’isola, oltre ad aver fatto un percorso bellissimo… dalla sommità si godeva una vista STU-PEN-DA. Siamo tornati giù distrutti ma davvero felici e appagati, la fatica era stata ampiamente ricompensata. Prima di tornare, sfruttando l’alta marea e la luce fantastica che cominciava a circolare, mi sono dedicato ad un po’ di foto del bellissimo Torii… spero davvero che riescano a rendere la magia che si respirava in quel momento. La cena di stasera è stata all’insegna di un bel Bento mangiato in treno, poi dopo un sonno (che spero) ristoratore domani mi aspetta il trasloco dalla ryokan di Kyoko a quella di Tokyo per l’inzio della seconda parte di questo magnifico viaggio nella terra del sol levante.
Sayonara :D 4月22日 Giorno 5 – Mercoledì 22/04/09 – …di Himeji, di Osaka e dell’OkonomiyakiImprevedibile come sempre il tempo di oggi era soleggiato con un fresco venticello a far di contorno… una giornata splendida per girovagare all’interno e all’esterno del castello di Himeji. Ma stavolta partirei dalla fine… al ritorno dalla nostra lunghissima giornata in giro ho avuto l’occasione di soddisfare tre dei più impellenti desideri da otaku che mi porto appresso dall’infanzia: ho mangiato un TAIYAKI (un biscotto di pastella a forma di pesce ripieno di marmellata di fagioli azuki), sono riuscito a cenare con un fantastico OKONOMIYAKI (che tradotto significa “cucina ciò che vuoi” che è una specie di pseudo-frittatona con dentro di tutto, dagli spaghetti al formaggio, dalla carne al pesce… davvero FANTASTICA!) e infine ho assaggiato il mitico MOCHI (una specie di pastella appiccicosa e filamentosa ottenuta dalla battitura del riso…. quanti episodi di cartoni animati iniziavano con questo rito tipicamente invernale!!!!) Insomma il mio animo Otaku ieri è stato pienamente ascoltato :)
Ho scattato circa un miliardo di foto, cercando di sfruttare al meglio le luci e i chiaroscuri offerti dall’ambiente, spero di essere riuscito a rendere almeno un po’ l’atmosfera zen dei grandi saloni e anguste scalette che si alternavano all’interno del castello… Dopo un pranzo in quella che ai miei occhi è parsa come una specie di trattoria tipica del luogo, con tavoli più bassi della media e sedie simili a quelle che da noi sono x i bambini dell’asilo, ci siamo spostati verso Osaka e più precisamente nella zona di Namba. Osaka è stata davvero una sorpresa: dopo giornate passate ad ammirare templi e ad assaporare silenzi e atmosfere rilassate scendendo dalla metro a Namba siamo stati travolti dalla vera vita di una metropoli. Osaka è seconda solo a Tokyo in quanto a numero e varietà di divertimenti e vita moderna. La piccola zona in cui ci siamo aggirati con la tipica faccia da Gaijin (straniero) era semplicemente un susseguirsi di locali, ristoranti, insegne al neon e massa di persone nelle foggie più inconsuete.
Siamo finiti dentro ad un mega centro di videogiochi in 6 piani della Taito, abbiamo scattato foto ai personaggi più caratteristici del luogo, abbiamo riso come pazzi osservando le capigliature assurde che le ragazze del luogo portavano con non curanza… … insomma Osaka è stata la nostra prima vera immersione in quello che sembra essere la vita di una metropoli giapponese… 4月21日 Giorno 4 – Martedì 21/04/09 – …della pioggia, degli Dei e delle GeisheStanotte è andata decisamente meglio col sonno: toccata la testa sul letto ho letteralmente perso conoscenza e anche i ceci del cuscino non si sentivano poi più di tanto. Il risveglio invece è stato come al solito traumatico, peggiorato se possibile da un cielo plumebo e scuro e da un leggero ma freddo ventolino invernale. Il dubbio del “pioverà o meno” ci è stato risolto dal gestore della ryokan con un perentorio: “se non prendete gli ombrelli vi bagnerete”. Ovviamente nessuno di noi gli ha dato troppo peso abituati alle nostre previsioni del tempo che lasciano sempre il tempo che trovano. Altrettanto ovviamente ci siamo tutti bagnati come pulcini finchè non siamo arrivati in un negozietto che vendeva ombrelli. Anche oggi abbiamo girellato per templi: per primo ci siamo diretti verso Sanjusangen-do: un tempio fantastico pieno di 1001 statue di Davanti a queste 1001 statue di Kannon si trovano altre 28 bellissime statue di Dei protettori in varie pose e fogge, così belle che non ho potuto non prendere un catalogo fotografico una volta uscito dal tempio. Per adesso Sanjusanjen-do è uno dei templi che mi hanno di più impressionato: qui dentro si respirava davvero l’aria mistica dell’oriente, il legno che cigolava sotto i piedi, gli sguardi fissi delle 1001 statue, la gigantesca Kanon al centro, il silenzio rispettoso dei presenti sono stati davvero emozionanti. Usciti dal tempio ci siamo divertiti a fotografare di nascosto i bambini delle scuole giapponesi che erano li in gita turistica. Ovviamente siamo stati sgamati subito dai piccoli che festosi ci hanno salutato e si son messi in posa per noi… pretendendo a loro volta una foto assieme a noi.
E’ stato divertentissimo! Il secondo tempio Nonostante tutto però sono stato in grado di godermi la visita ugualmente. Ho fatto un’offerta al dio del tempio, ho suonato la Anche qui ho fatto tantissime foto, sempre sperando che il risultato sia degno della magnificenza del luogo. Dopo pranzo abbiamo cambiato decisamente “stile” e dopo i templi e le meditazioni shinto ci siamo buttati nel quartiere delle Geishe. Un posto davvero splendido e caratteristico. Un viale maggiore costeggiato da una miriade di piccoli ristoranti in legno scuro, con basse porticine, la tipica lanterna rossa all’esterno e la tendina ad altezza testa con la scritta giapponese, si alternavano ad altre traverse ugualmente strutturate.
Siamo stati invece molto fortunati a riuscire a trovare posto in teatro dove le Geishe si esibivano nell’unico spettacolo di ballo e canto che annualmente propongono in questo periodo. Lo spettacolo, che ci siamo goduti seduti sul tatami alla maniera giapponese è stato incantevole. Le Geishe sono bellissime ed elegantissime, si muovono in maniera assolutamente strana e particolare e i loro canti e le loro musiche sono assolutamente ipnotiche. E’ stato un sogno vedere questo spettacolo e ancora una volta mi sono sentito un pelo più vicino a capire il mondo nipponico.
Non so se visti dall’esterno potevano assomigliare agli abitanti di questa strana terra… ma è certo che questa festa è servita ad unire ancora di più i partecipanti di questo fantastico JapanForever Tour. 4月20日 Giorno 3 – Lunedì 20/04/09 - Si inizia dal 3? Lo so che è strano, lo so ma sono in Giappone no?Dicevo appunto, giorno 3… visto che il giorno uno è stato dedicato al viaggio e perciò me lo sono trascorso tra treno, aereo e attese infinte. Il giorno 2 poi è passato in baleno, visto che 12 ore le ho passate volando e 7 le ho direttamente saltate per colpa del fuso orario distruttivo. Fatto stà che oggi è stato il primo vero giorno dedicato all’esplorazione di questo strambo paese. Cercherò di segnare in questo blog le cose fondamentali, magari non le più importanti ma sicuramente quelle più mi hanno colpito e impressionato. Non so cosa ne verrà fuori, magari solo un mucchio di parole scritte un po’ di corsa e un po’ nel sonno, magari non molto di quello che scriverò sarà intelleggibile… quello che proverò a fare è portare qui giusto un po’ di quel Giappone che ho tanto sognato. Il risveglio di oggi è stato drammatico, ero già distrutto nell’infilarmi i pantaloni. Fortunatamente la colazione allo Starbucks ha migliorato molto la situazione. Il servizio delle cameriere giapponesi è fantastico, sono gentilissime e carinissime: è un continuo inchinarsi sorridere e ringraziare… magari ti odiano ma non te lo fanno sapere :PPP Comunque la morbidissima pasta coi pezzi di cioccolata e il the verde USTIONANTE che mi sono preso sono stati un toccasana che mi ha dato la carica per iniziare il tour. Prima fermata Castello di Nijo-jo. Ma torniamo noi, il Castello di Nijo.-jo è bellissimo esternamente e fantastico internamente. E’ famoso per la particolarissima costruzione del pavimento. Appena si entra si viene accolti da un suono forte e stridente, quasi un canto di uccelli creato dal nostro peso che fa cigolare lo strano meccanismo che c’è sotto le assi che calpestiamo. Questo archibugio fu voluto dal signore del luogo per evitare di essere sorpreso dall’entrata di eventuali nemici nel castello. Peccato che non sia stato possibile scattare foto all’interno.
Anche qui non ho saputo resistere e ho fatto miei dei tipici portafortuna a sacchettino. Kawaiii :D Dopo un buon pranzo a base di Udon Soba con Tempura (spaghetti in brodo con due gamberi fritti) abbiamo fatto la terza e ultima escursione della giornata: Ryoanji Temple con il suo bellissimo giardino Zen. Immerso in un enorme giardino con piante di ogni tipo (anche qualche sakura ancora in fiore!!!) c’è questo tempio molto meno grande di Nijo-ji ma con un giardino di pietra incredibile. In ognuno di questi posti ho respirato davvero l’aria di un altro tempo, di un’altra cultura, di un altro luogo… Nonostante i compagni di viaggio con i quali è facile rovesciarsi dalle risate, tralasciando gli altri visitatori spesso in mezzo ai piedi, sono fortunatamente riuscito ad assaporare un po’ di quel Giappone che da sempre è nei miei sogni. La giornata si è conclusa girellando un pò in zone prettamente turistiche, con ricordini, dolciumi e scemenze varie da comprare giusto per il gusto di spendere un pò.
Sayonara… Connessioni?Evidentemente qui a Kyoto il wifi non è esattamente comune, così mi trovo una serie di post scritti e non inviati che aspettano solo un hot-spot gratuito per essere letti... Spero di trovar più fortuna da domani a Tokyo, per adesso posso solo allegare a questo messaggio qualche foto scattata velocemente col cellulare... Speriamo nel domani ;P Il Giappone e i cuscini di ceciIn questa prima giornata ho già sperimentato un sacco di roba. Ho percorso chilometri e chilometri, in treno in autobus e a piedi, ho comprato e mangiato un bento, ho assistito a tutta la trafila di "grazie per l'acquisto-spendi 100-tu mi hai dato 500-e te li faccio vedere-io ti rendo 400-e te li faccio vedere-questo è lo scontrino-e te lo faccio vedere-grazie ancora-spero che tu torni", ho indossato uno yukata e camminato in silenzio nella notte della ryokan, ho aperto le porte di carta alla maniera giapponese, ho dormito sul futon e con un pazzesco cuscino di ceci, ho bevuto il the verde più bollente mai assaggiato... E questo non era neppure il primo giorno... ... Sono felice di essere qui... 4月18日 Let's start... E in perfetto orario salgo sul treno in direzione Milano. Una sottile tensione mi accompagna... In fin dei conti è davvero un gran viaggio, probabilmente IL MIO viaggio... Il treno è partito, Kokutenko fa il sudoku e io mi stò immergendo in pensieri che parlano di quanto può essere imprevedibile e quanto velocemente può cambiare la vita. ... Fino a tre anni fa questo viaggio era solo un sogno lontano, impossibile o quantomeno improbabile da realizzabile... E invece eccomi quà... ... forse questa è la volta in cui si possono iniziare a "realizzare i sogni"... 4月14日 In giro per la Val di CecinaTipica gita fuori porta da giorno di festa, ad occhio si direbbe nulla di che... invece...
Invece è stato magnifico svegliarsi assieme e decidere di partire, prepararsi un pranzo al sacco (assurdo [e lei sa il perchè]) e saltare nella sua nuova auto.
Macinare chilometri in mezzo a colline verdi e campi seminati, perdersi in vicoli e stradette, scattare foto e chicchierare per ore.
Poi alle 18.30 decidere che volevamo vedere il mare... e via nuovamente in macchina verso la spiaggia.
...E' stata la prima gita da un giorno che ci siamo regalati... magari niente di che... ma è stata splendida.
|
|
|